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Utente: ArtigliOfelia
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Una bimba grande. Invecchiare dà il diritto d'esser bimbi senza esser considerati immaturi.

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mercoledì, 01 luglio 2009

detesto,rammento

 

Detesto :

Le frasi incompiute.

I calci sotto il tavolo.

Quando chi ti ama ti guarda senza guardarti.

Quando chi ti guarda fissa un particolare.

Detesto l’aggressività immotivata.

La presunzione.

La stanchezza finta dei finti.

Chi ti fa capire che è meglio che non ci sei.

Chi tenta di fregarti in modo subdolo.

Certe forme di vigliaccheria.

Le formalità vuote.

I sorrisi che nascondono le zanne.

La malafede.

 

 

Chiunque faccia sentire inadeguato chicchessia.

 

LO detesto.

 

Su scala individuale e sociale.

 

Perdono:

le debolezze,gli eccessi,gli sfoghi.

Le frasi sbagliate al momento sbagliato.

Le mancanze di rispetto o sensibilità involontarie.

I mugugni.

Quelli che chiedono scusa.

Quelli che non sapevano quanto male facevano.

Alcune leggerezze,

bugie bianche,

semi verità diplomatiche.

Lo sparlare per il gusto di farlo.

 

Rammento:

Che io stessa sono

 

un insieme di ciò

 che amo perdono

 e detesto

 negli altri.

postato da: ArtigliOfelia alle ore 01:17 | link | commenti (1)
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giovedì, 25 giugno 2009

Io

 

 

 

 

Io sono un grumo di biondi  fili sottilissimi.

Una nuvola che piange senza innaffiare.

Un Orecchio,una mano.

Sono Madre senza esserlo.

Sono una creatura incantevole

Predisposta per essere incantata.

Sono un ditale che ripara la carne dagli spilli,sono l’eccesso e l’astinenza.

Il filo di un equilibrio pronto a precipitare.

Sono la Risposta pronta e il dubbio.

Sono il gioco

E il suo doppio molto serio.

Sono l’ultima canzone pop,

sono bach che tentenna fra il terzo e il quarto dito.

Sono la fantasia,la Favola,

l’adulta e la cinica.

Sono l’amore e il riserbo,

la spudorata e l’infedele.

Sono

La Leale,

La Saggia,

L’incostante,

La Pagliaccia.

 

Sono Femmina e Maschio.

Sono Donna e non Uomo.

Quella che sa ridere.

Che sa applaudire.

Quella che si vergogna.

Sono io stessa il plauso e il suo pudore.

 

Sono l’intuizione,

La Strega,

 

Sono l’ottusa,

La cieca.

 

Sono carne viva

E difese secolari.

 

Sono la gatta della mia gatta,

l’anima di mille anime,

l’amore di molti esseri,

l’indifferenza di innumerevoli vite,

il nome che suscita rispetto o riso.

 

Sono la Criticata

L’osannata.

 

Sono colei che si dimentica.

O che resta fra le costole.

 

Sono io stessa costola d’una gabbia

Che non sempre m’assomiglia.

 

Sono.

La gabbia

E la sua porta aperta.

 

Sono.

La gabbia

E la sua porta chiusa.

 

Sono.

postato da: ArtigliOfelia alle ore 23:00 | link | commenti
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sabato, 13 giugno 2009

anima dipinta

 

Dolce sarebbe questa stagione.

SE non rinnovasse esasperata  il suo stendardo di solitudine.

I miei fratelli,che non leggono questo bolg,

mi ascoltano di tanto in tanto,

io che sono la più fortunata faccio fatica a lamentarmi.

E i miei fratelli mi ascoltano comunque senza batter ciglio.

Hanno voglia di me.

 

 

Faccio fatica a capire,come lentamente,

possa esser relegata nell’angolo della casalinga.

 

Le mie lettere d’amore non lette,poi.

Parole inattese.

 

E io che vorrei sapere,sentirti parlare,so

Che non lo farai con me.

LO dirai a chiunque.

Non  a  me.

 

Lontananze.

Dolorose a volte.

 A volte lancinanti.

A vollte Rassegnate,Razionali,nel tuo specchio.

Che non piange e non ride.

Non con me.

 

D’altronde non serve svegliarsi presto:

Sei un orso che mugugna giustamente il suo difficile richiamo al giorno…

 

E io la scema che spreca i soli istanti di sonno vero.

 

 

 

E’ strano un pittore che disegna se stesso sul tuo quaderno degli appunti.

 

Mi ricorda che io sono l’ospite,non la protagonista.

 

Che essere protagonisti è un talento.

Un vezzo,un difetto,non l’ho mai capito.

 

Mi appartiene.

Ma così marginalmente

Che tendo a scomparire.

 

A  volte,spesso,Mi rincuora la mia modesta eredità.

Quella che il mio nome accende.

Fosse anche solo per chi mi ha sfiorato.

 

Mi basta.

E’ pane.

Per ‘anima.

 

Che,ovviamente,sopravvive.

A stento.

Ma lotta

come una tigre senza strisce,

per affermare la sua unicità.

postato da: ArtigliOfelia alle ore 02:19 | link | commenti
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domenica, 31 maggio 2009

GELSOMINI

Quando guardo le sedie del mio giardino,

mi trafiggono ricordi,emozioni,

quelle verdi che comprammo in uno strano pomeriggio,

quelle rosse che rubammo trasportandole in scooter in una notte buffa,

quelle raccolte nella pattumiere,sterilizzate e dipinte per il Bukovski,

quelle di vite a colori,Alice,Ragazzi che…

Quella di vite in bianco e nero : nuvole d’un cielo scuro,gravide di piggia,

quella che dipinsi per amici che non si rivelarono amici,

quelle delle sorelle di spalle…

pennelli e bombolette consunte,

attimi scolpiti,rimasti,riusati,sempre,nuovamente vivi.

 

Oh,si.

Romantica e nostalgica.

 

Ma come non esserlo quando i tigli sprigionano dolcezze

Improvvise

E il cielo è quello d’un Monet in splendida forma,

mentre la moto sfreccia fra uno spettacolo e un altro,

s’immerge,respira,

torna e riparte,fra oleandri che s’affacciano,

felpe da chiudere,da togliere,

sudore,risate,confidenze,bilanci.

 

La natura a maggio è in grande spolvero,

volente o nolente,la respiro e la ammiro.

Canta e m’incanta.

Piega le ginocchia ad ogni dolorosa riflessione,induce all’ottimismo,profuma di speranza.

 

Lo so che ti prometto sempre che verrò a dormire presto.

Ma a maggio non riesco mai,proprio mai.

 

Perché,anche se digito parole che non leggi o che leggono un pugno di persone,

i gelsomini invadono le narici

e questa dolcezza

un po’ languida e inesorabile

mi assomiglia.

 

Nelle vittorie e nelle sconfitte,

in queste notti di maggio,

ho dita di gelsomino.

postato da: ArtigliOfelia alle ore 00:47 | link | commenti (1)
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venerdì, 29 maggio 2009

pochi centimetri di luce

 

 

Strano palcoscenico questa striscia di luce

Che un lampione disegna nel nostro giardino

Profumato e bianco di fiori in piena esibizione.

55 cm di luce,tre passi e sono fuori.

Esco a respirare maggio,

a dipingerlo a volte.

A volte mi appoggio alla finestra,guardandolo

E invocando fra i denti piccoli salmi segreti in solitudine.

 

Accosto con dolcezza la porta della camera dove dormi.

Ho lavato le lenzuola,sistemato il tuo cuscino,spento la luce

Sul tuo mal di testa che da giorni t’impedisce d’essere con me.

 

Strani animali noi.

Sempre in grado di lavorare.

Ma non di riuscire a re-innamorarci come vorresti tu.

 

Che buffi i miei tentativi nel vento,

le lettere pubbliche che ti scrivo e che non leggi in tempo.

 

Che ridicola è una donna innamorata

Che aspetta una parola,una sola,

per sentirsi speciale.

 

E  che buffo è il nostro gatto in fase anoressica

Che miagola e piange le tue attenzioni

E poi si fa consolare da me,per ore in braccio,come quando era piccolo.

 

Ho un pugno di amici.

Amici veri.

Conosciamo le nostre alterne fortune,

ridiamo delle nostre debolezze,ci chiediamo aiuto,

ci aiutiamo a ricordarci l’un l’altro ciò che siamo.

 

Siamo quelli che resistono,quelli che restano.

Abbiamo imparato una lezione :

A testa alta ,non vuol dire in piedi.

 

Questa strana stagione della vita dove se solo immagino

Che non mi vuoi come famiglia

Dove assimilo il tuo rifiuto cortese,

la tua gentile  distanza progressiva,

dove ascolto le critiche che si conficcano a lungo nelle costole,

dove preparo regali per un gruppo di persone

che non so nemmeno se li capirà,

dove la mia personalità esuberante e generosa è messa a dura prova,

durissime critiche,

probabilmente legittime,che mi mettono in crisi al punto che opterei per il mio silenzio assoluto,

dove l’unico vero legame di  famiglia rimasto

ha un cuore così capriccioso

che ogni respiro irregolare è un sussulto per il mio di cuore,

questa strana stagione della vita

è talmente solitaria e vulnerabile

che oscillo fra l’analisi,la liposuzione e Dio,

come se fossero soluzioni.

 

L’unica soluzione ,l’unica risposta,la so :

C’è solo una cosa sacra e profana al tempo che fa vivere l’uomo:

L’Amore.

Ed è la stessa che ti ferisce a morte.

Che ti uccide.

 

Eccomi,con la carne scoperta,le vene bruciate,i sogni  fra i denti.

A provare a difendere l’amore,

ogni amore.

E l’arte,

ogni arte.

 

Eccomi a calpestare km di lacrime,

autostrade di un mare che tende all’unica forza possibile :

La libertà.

Compresa quella più scomoda,più fallimentare,più assurda:

Quella di sperare.

postato da: ArtigliOfelia alle ore 01:34 | link | commenti
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martedì, 26 maggio 2009

Lettera d'amore

La stanza profuma di gelsomino,il letto,i vestiti,i capelli,

la casa stessa è gelsomino notturno.

S’insinua forte e delicato il profumo dei mille fiori che abitano la siepe del nostro giardino.

E’ dolce,languido come una promessa eterna.

Cancella le lacrime di ieri,

ridisegna le mie guance,affievolisce le paure,smussa le distanze,

perché questo profumo,violento e naturale,ci invade

con la forza di un abbraccio.

Perché questo profumo stucchevole e persistente che s’insinua nelle coltri

Ci racconta di noi.

Dell’Amore e dell’Innamoramento.

Ci invade,nostro malgrado,gradevolmente eppure con una forza

Che racconta più di quello che saremmo in grado di raccontarci,

assomiglia alla felicità di un istante  eppure è persiste come un matrimonio riuscito

fra i nostri corpi provati ,le nostre anime dissonanti;

inventa e ricorda una musica che è  innamoramento e quiete; è gravido di promesse

senza ansia ,di ricordi morbidi.

 

Sono sempre io,sai?

L’inquieta e la romantica.

La disperata e la brillante,

che s’illumina e brilla per te.

Con te.

 

Quella che sbaglia,parla troppo,

che pensa di essere interessante in ciò che pensa e dice

e invece forse è solo ripetitiva,un po’ sbagliata,

forse addirittura molto banale.

 

Quella che raccoglie i sogni,li cuce con punti strani,sfilacciati,

dipinge senza saperlo fare.

 

Quella che ti respira,

che prova a imparare a respirare il mondo,

a decifrarlo ascoltandolo attenta,

che lo confronta con te.

Che lo ascolta.

E cerca di restituirtelo a suo  modo,raccontandoti che non è mai paga

di imparare,di insegnare,per poi imparare di nuovo.

 

Sono sempre io,

l’ipersensibile,

a volte cinica,

che troppo piange e poco chiede

.Stupidamente esposta,stupidamente nascosta.

 

Quella che da sempre si preoccupa più dell’invisibile che del visibile.

Che per Natura o Professione indirizza lo sguardo su ciò che è nascosto,quindi prezioso.

 

Quella che deciderai tu se è fastidiosa o meravigliosa.

 

Aggettivi .

O

Vita.

postato da: ArtigliOfelia alle ore 01:45 | link | commenti
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lunedì, 18 maggio 2009

regina della casa

Marx il rosso dorme sul suo divano,rosso anch’esso.

Continua a prediligere sfumare cromatiche che esaltino il suo lungo pelo.

Si allunga in pose plastiche da gatto contorsionista e fanatico.

Lo osservo,da più di tre anni ormai.

Mi piace il suo modo di comunicare,un po’ teatrale e languido.

 

Cartagine invece,si nasconde fra una pila di vestiti,frutto del disordine

Di noi due innamorati della vita,ma non certo della precisione.

Respira pesantemente la mia cucciola bianca e nera

Che ha sviluppato da sempre un’assoluta,immotivata,dipendenza da me.

Da due anni e mezzo la coccolo,la rassicuro,le parlo,in miagolese s’intende.

 

Non so dare un nome esatto a questa casalinghitudine.

Le lunghissime ore solitarie,le passeggiate fino ad un angolo di strada

Per poi tornare carica di buste.

La centrifuga che rumoreggia,la padella che soffrigge,

i pennelli sempre umidi di colore,i libri piegati a metà accanto al letto.

 

Il primo giorno che entrai qui,da proprietaria,ero sola.

Con una melagrana in mano.

Forse era un segno.

Un segno che le donne imparano presto.

Regina della casa,non significa solo che sai dove sono i calzini,

le chiavi,i pantaloni da smacchiare,significa piuttosto che

il tizio che vende i carciofi o le fragole all’angolo, ti saluta come fossi sua parente,

che la signora delle fotocopie ti mostri un nuovo oggetto che sa che ti piacerà,

che il tabaccaio all’angolo chieda solo : quante?

Perché la marca la sa,sanno un sacco di cose di noi queste persone che

gli uomini  conoscono appena.

 

Sono passati anni in questo quartiere,

in questo condominio,

lunghe ore in questo giardino,

nei corridoi lunghi di questa casa,

sono passati artisti,vittorie e sconfitte,

possibilità esplose ed implose.

 

Sono passati e passano amici,familiari,gatti.

Solo io,a volte,ho la sensazione di essere ferma a far da perno.

 

Ed è strano.

 

Fragile e prezioso come il cristallo.

postato da: ArtigliOfelia alle ore 22:47 | link | commenti
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venerdì, 15 maggio 2009

maggio- ma

Sono una lucertola  che lascia gentilmente in dote a chi gli si avvicina

La sua coda da rosicchiare.

Ero convinta che ricrescesse con poco.

Non così poco,ho scoperto.

 

Le notti di maggio erano magiche per me.

Un profumo carico di avventura,dolce da stordire.

E io ero un castello da assaltare,morbido come la sabbia.

 

Mi affacciavo di notte a respirare il futuro.

 

Ma questo maggio non è fatto di notti,bensì di mattine con le ginocchia al sole.

Mentre mi nutro dei colori,delle parole,mi ascolto.

Continuo ad immagazzinare suoni ed emozioni,

acquisisco conoscenza,frasi,sono gravida di parole,vergogna,smarrimento,stanchezza,

risate,idee,eccessi,misurate riflessioni,perfino qualche scampolo di  rancore,raro per me;

analizzo ogni cosa con coscienza.

 

Sento che tutto può cambiare,in un attimo.

Avverto fortissima la precarietà dell’esistenza

Ma non ho paura.

 

Leggo.

Divoro libri.

Accumulo storie che dimentico in fretta.

 

Maggio è il mese in cui si scoprono le braccia e i piedi.

Braccia che dovrebbero sollevare e piedi che dovrebbero correre.

 

Io invece sono reduce da una lunga stagione fiacca e confusa

Che mi ha messo nell’angolo.

 

Ore di noia e solitudine,piene di un nulla molto rumoroso.

 

Le donne della mia età dovrebbero fare figli,

altrimenti a furia di ragionare sulla vita e sulla morte

se ne finiscono in analisi a costruire il loro ego.

Ma poi…

 

Che premio vincono le donne?

Per i loro pasti preparati con cura, per il loro appoggio quotidiano,

per la loro arte,a volte redditizia a volte fallimentare?

Che premio vincono le mogli?

Se si separano bene: Soldi.

Ma dove la metti l’amarezza dei gesti inattesi,dell’orrore insensibile dei maschi,dell’inutilità

a cui ti relegano per una diciottenne dal culo più sodo?

Che premio vincono le mamme dagli uomini che sono padri?

E che ne so.

Ricordo una signora,ora sposata benissimo,incinta a 40 anni suonati,di un uomo ricchissimo.

L’ho consolata mentre lui spariva e lei era incinta e sola.

Lui poi riapparve. Si riconciliarono.

E lei scomparve con me.

Ho scoperto dopo anni che quei due  si erano sposati. In occasione mondana.

Le donne si ricordano delle donne solo quando non ci sono gli uomini…

Mi dico,a volte.

 

IO che  mi lamento di rado.

E Di rado  m’infiammo.

 

Ma…

Una notte in taxi in giro per Roma,

mi ricorda perché non l’ho mai usata la patente.

Anche se il profumo dell’arbre magique

Annulla i gelsomini

Che sono esplosi ieri,solo ieri.

 

Ma…

Una notte con mia sorella

Che piange e ride

E sussurra come un mantra : Non ce la faccio più,

è un regalo che mi fa.

Che ci facciamo.

Come le scarpe che “Ci” compro quando viene la primavera,perché ne compro un paio solo,

 di misura intermedia,

Per usarle insieme,ora l’una ora l’altra.

 

Ma…

Un messaggio del mio amore,

che scrive dolcezze, prima ch’io rientri, mi concilia con ogni scelta quotidiana,

con ogni calzino raccolto,con ogni intermittenza che non coincide.

 

Le amo e le odio le intermittenze del cuore.

La amo e la odio la precarietà che ho scelto.

Quella assoluta  poi l’abbiamo scelta in pochi.

 

E in pochi ci difendiamo con la sola arma del sorriso e della purezza d’intenti.

 

Siamo una specie in estinzione,è vero.

Ci rosicchiano la coda.,è vero.

Sbagliamo,è vero.

 

Ma siamo in piedi: uno sguardo alla favola,uno alla realtà che ci attraversa.

 

Le lacrime contano.

Le risate di più.

 

Perché di noi stessi continuiamo a saper ridere.

Anche senza leggerezza.

Col peso degli anni,dei chili,delle fobie,dei fallimenti,

dei tradimenti perfino,

ci inchiniamo con amore ad un’ unica forza che ci sostiene,

un’energia che non si può sporcare,

perché le idee sono merce rara per gli altri

ma

non per noi.

 

Noi siamo.

E se non siamo…

C’inventiamo.

postato da: ArtigliOfelia alle ore 00:49 | link | commenti
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martedì, 21 aprile 2009

cartoline d' Aprile

Aprile è una canzone boriosa e sonnolenta.

Applausi e Premi.

Rumore e Solitarie Mattine.

Aprile è un paio di occhiali rossi lasciati sul tavolo

Mentre riscrivi un paragrafo di un’orazione civile.

E all’improvviso quegli occhiali ti ricordano una vita passata.

Passata a leggere il giornale o a bere il caffè su un tavolo

Su cui c’erano sempre un paio di occhiali.

Quelli di mia madre.

All’improvviso mi colpisce quest’immagine.

Perché qui di occhiali da spostare non ne trovo mai.

E all’improvviso quegli occhiali sono come una madeleine di proustiana memoria.

Salgono gli odori e gli anni alla coscienza.

 

Aprile è il teatro che trema dal suono delle risate,delle mani.

Il Premio Imaie che ti scintilla in mano,quando per un istante pensi…

Eccoci, ho salito e sceso il mio piccolo Calvario

E all’improvviso qualcuno lo riconosce e ti applaude.

E mentre accade la terra trema.

 

Se ne vanno in frantumi altri pezzi di te,

che in quelle strade ci hai lavorato,cantato,recitato,pregato anche.

 

Aprile è il Pieno e il Vuoto.

 

E’ consumo di attese che si bruciano sul palco in manciate di giorni.

E’ tempo di progetti,di teatri da fermare,collaboratori da scegliere.

 

E’ il sonno che ti coglie alla sprovvista.

Gatti che litigano in giardino.

E’ tulipani boriosi e calle ,belli e veloci a sfiorire,come i nostri vent’anni.

 

E’ tempo di recessione,di tagli immotivati,di improvviso ossigeno inaspettato.

 

E’ Amore.

Farine integrali,farro e  Kamut,succo di melograno.

 

Un albero di roselline che si sporge alla finestra alla mattina per un saluto tutto fucsia.

 

E’ Armonia,Ottimismo,Fiducia.

E’ il mese in cui torniamo ad essere due.

Ed è già molto.

Anche se preferiremmo essere almeno  in tre in questa famiglia:)

 

E’ carte da decifrare,compleanni da festeggiare,successi da reinvestire.

 

Aprile è idee che si insinuano con la delicatezza e la forza di un ceppo di glicine.

 

Aprile è una lampadina colorata,una tavolozza,un’orchidea da nutrire con acqua piovana.

 

E’ freddo e caldo.

 

Strana creatura l’orchidea:

Giacchè non produce polline fa fatica a riprodursi.

E allora,per attrarre le api,si dipinge coi colori d’insetto,

imita le striature delle api.

Si fa bella.

Bellissima.

Per competere con le attrattive odorose e nutrienti delle altre piante.

 

L’orchidea è un fiore che si fa ape.

Tigre,zebra,vegetale insolito,mai uguale,pezzo unico.

 

Si tinge,si rinnova e si inventa,perché sa quanto è difficile essere speciali

In questo mondo.

 

Si inventa il suo diritto di sopravvivere proclamandosi

Unica.

 

Alle orchidee che ho conosciuto in quest’aprile

E nelle primavere che furono,

ricordo solo questo.

 

La bellezza che donate,che sappiamo donare,

è frutto d‘una battaglia estenuante,

che consiste nel sapersi prerennemente reinventare.

 

Nessuna paura,solo un po’ di fiducia.

 

E quell’unicità che rappresentiamo e siamo farà la differenza.

 

In meglio.

 

In quanto orchidea,ne sono certa. :)

postato da: ArtigliOfelia alle ore 23:41 | link | commenti
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venerdì, 10 aprile 2009

dopo l'ultima replica


All' improvviso...E' finita.

Carica di sguardi,di abbracci,di arrivederci e promesse,

di conti in sospeso,di libertà consumate,

di piccole delusioni rilevate da noi perfezionisti,

di note e fiato;

all'improvviso,seppur annunciata,eccola lì la fine.

Dietro l'angolo acquattata,stanca e logora,c'è l'avventura di molti mesi.

Colori e sudore.

Un lenzuolo bagnato.


“ Sei più libera ora” Mi dicono.


Non è vero.

Ero più libera prima. Libera di sbagliare,correggere,immaginare ogni sera ….

Come fosse un dipinto da arricchire,a cui togliere sbavature,inventare bizzarre sfumature,allungare ombre,definire profondità.


Ora saranno lavatrici,macchine da cucire,colla,

un copriletto da restituire,

cose da aggiustare.


Saranno note canticchiate lente.

Che canteremo divisi,ognuno un po' orfano,

un po' più pieno e più vuoto insieme.


Carino.

Questa volta la parola l'ho inseguita,accarezzata,non era fastidiosa,non era provocazione o commento cinico,era scelta stilistica.

Delizioso,chicca,elegante,brillante,educativo,divertente..

Seguivano a ruota.


Mi mancheranno piccole cose ,tutte nostre.

E,come sempre,mi mancheranno per anni.


L'abbaiamento di cani.

Il bazooka preso in quinta da un invisibile personaggio che lo porge.


Il modo in cui Simona succhiava il confetto.


L'eh! Di Andrea,prima di “straziante “.


La faccia di Nicola,sul secondo : Ma l'amore noooooooooooo.


Il piano che rallenta Mayerl mentre Andrea spolvera o Simona si siede.


E la luce sulla sedia di Mirta,

quel tempo prima di : “MIO Marito”....


Mi mancheranno le pause.


Il fiato sospeso prima della terza su : Parlami d'Amore …


Perchè ogni fiato,ogni secondo,è un valore imprescindibile.


La vita se li perde i respiri...

Il Teatro proprio no.


postato da: ArtigliOfelia alle ore 03:04 | link | commenti
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